Gotta Eat ‘Em All! Dalle Hawaii il poke sbarca a Genova

Poke bowl o Poké Ball?

La prima volta che ho sentito parlare di poke bowl la mia mente è corsa subito all’infanzia, ai pomeriggi passati sul divano a guardare i cartoni animati con mio padre, alle raccolte di figurine, all’infinità di pacchetti di carte che ho comprato senza mai davvero capire bene come giocarci.

Presto, però, sono dovuta scendere dalla macchina che in folle percorreva il viale dei ricordi: non si stava parlando di Pokémon.

Ebbene sì, l’espressione poke bowl non si riferisce alle sfere bianche e rosse che venivano lanciate dai nostri eroi per catturare i mostriciattoli colorati, ma a un piatto della cucina americana che da qualche anno ha iniziato a spopolare nel nostro Paese.

In hawaiano, poke (spesso trovato scritto anche poké) significa “tagliare a pezzi”, e bowl può essere tradotto dall’inglese con la parola ciotola. In pratica un piatto di pietanze sminuzzate. Allora che cosa ci potrà mai essere di così speciale?

Gli ingredienti

Ormai tutti – io per prima – siamo attirati da ingredienti freschi, salutari; ci rendiamo conto di non poter mangiare fritti e grasso che cola a ogni pasto (anche se ci piace eccome). Quindi come poter essere immuni a un piatto che riunisce pesce crudo (più raramente carne), verdure miste, frutta, semi e salse appetitose?

Il look

Se come me siete amanti della cucina orientale, non potrà esservi sfuggita una certa somiglianza con un piatto della tradizione giapponese: il chirashi (letteralmente “sushi sparpagliato”). Ciò non deve però stupire. Le Hawaii, infatti, sono un crocevia di tradizioni diverse, a metà strada tra l’Occidente degli Stati Uniti (per cui vedremo rivisitazioni dei poke in cui al posto della salsa di soia il piatto viene condito con maionese – un po’ come succede con il formaggio philadelphia che ormai infesta quasi ogni tipologia di sushi nei ristoranti che adottano la formula all-you-can-eat e non) e l’Oriente, del Giappone, appunto.

Come il chirashi, il poke è contenuto in una ciotola – o in un contenitore usa e getta, quando si tratta di take away – e l’effetto finale non lascia certo indifferenti. Colori e texture diverse si sposano alla perfezione, e diventano il soggetto ideale per un post su Instagram. Like assicurati!

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L’interno di una poke bowl (Panino Marino)

Qualche consiglio

Vi ho fatto venire voglia di buttarvi in questa avventura culinaria?

Allora ecco tre indirizzi che potrebbero fare al caso vostro – ovviamente testati, noi di Food and the City non vi consiglieremmo mai qualcosa che non abbiamo assaggiato.

Disclaimer: la lista che segue non è esaustiva. Durante la stesura di questo articolo i locali che offrono bowl si sono moltiplicati. Faremo il possibile per aggiornarci.

Panino Marino

Design industriale per gli interni di Panino Marino

Ebbene sì, Panino Marino – il ritrovo ideale se siete amanti del cucina a base di pesce e volete gustarla in maniera alternativa – nella sua location di Piazza Caricamento, offre la possibilità di provare il poke.

I prezzi variano da €11 a €12,50, e si può scegliere fra sei bowl diverse (che simpaticamente richiamano i nomi di alcune delle isole che compongono l’arcipelago delle Hawaii):

  • Maui, con il classico salmone crudo;
  • Oahu, a base di tonno crudo;
  • Kauai, per gli amanti dell’orata;
  • Honolulu, con gamberi;
  • Lanai, per una versione un po’ italianizzata, con tonno sottolio;
  • Molokai, la scelta per vegani e vegetariani, in cui la proteina è costituita dal tofu.

Tutte le bowl vengono accompagnate da una salsa a scelta e da una porzione di chips di platano.

Il prezzo potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma le porzioni sono davvero (ma davvero) abbondanti. Ho avuto difficoltà a finire il mio Oahu, ma per il bene dell’informazione mi sono fatta forza e ho concluso la missione a pancia decisamente piena.

Gli ingredienti di accompagnamento sono sempre gli stessi. Certo, poi se decidete che qualcosa non vi va si può sempre chiedere di toglierlo.

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Maui, con una salsa allo zenzero

Poke and Bowl Broadside

Che io sia una persona con la testa un po’ fra le nuvole è cosa risaputa. Lo dimostra la mia avventura da Poke and Bowl Broadside. Che la mia esperienza vi sia di monito, fanciulli, non fidatevi di Google Maps. 

Ammetto che qui mi presento come food blogger e che quindi dovrei essere al passo con inaugurazioni e affini, ma ci tengo a ricordarvi il particolare di cui sopra, la testa fra le nuvole.

Ve bene, ci ho girato anche troppo attorno, lo so che siete lì che non riuscite più a contenere la curiosità. Ebbene sì, sono entrata nel locale sbagliato. Ma non del tipo:

Io: “Buongiorno, qui servite poke?”

Cameriere super gentile: “No, signorina (e non signora, come mi chiamano tutti quelli che incontro facendomi venire crisi esistenziali non indifferenti), il poke viene servito nel nostro locale affiliato, dall’altra parte della strada, in quella galleria un po’ buia, vede là, con quei colori sgargianti che farebbero fermare anche un daltonico”

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La colorata insegna di Poke and Bowl Broadside

No, no. Io (furba) sono salita al piano superiore di Broadside Concept Sushi, ho notato una certa raffinatezza nell’arredo, mi sono seduta a un tavolo, ho ordinato dell’acqua, ho iniziato a sfogliare il menù e… Oh, ma qui non ci sono segnate le bowl, che buffa cosa. Al che:

Io: “Scusi, non trovo le poke bowl sul menù”

Cameriere super gentile: “No, signorina…” e poi vabbè, leggete sopra che il concetto è lo stesso.

Il camerieresupergentile©, essendo super gentile, non mi ha fatto pagare l’acqua e mi ha spiegato la giusta via per raggiungere Mordor Poke and Bowl.

A destinazione, ho potuto constatare che il locale è davvero carino, quello che più mi ha ricordato un tiki bar, e io alle Hawaii non ci sono nemmeno mai stata. Il fatto di non essere piantato sulla spiaggia rende le cose un po’ difficili, lo ammetto.

A differenza di Panino Marino, da Poke and Bowl la ciotola te la assembli tu (anche se il locale offre alcune proposte standard), e si può scegliere tra il formato regular (€ 9,90) e XL (€ 12,90). Gli ingredienti sono tantissimi, molti anche della tradizione culinaria italiana. Nel senso che io non mi immagino un hawaiiano che finito di surfare lungo il reef va a farsi una bowl di riso, pesce e finocchio. Ma visto che da Poke and Bowl la scelta per la base comprende anche l’insalata, capisco l’esigenza di inserire in menù ingredienti che possano sposarsi bene assieme e creare una salutare insalatona per chi è ancora più a dieta della dieta. 

Si ordina alla cassa, ci si accomoda e si aspetta di venire chiamati dagli assemblatori.

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La postazione di assemblaggio delle bowl

Io, forse ancora provata dall’avventura di cui sopra, o forse perché ero circondata da gente affamata e quindi con una certa fretta, ho infranto la mia regola e scelto come salsa di accompagnamento la maionese (anche se il fatto che fosse insaporita al wasabi un po’ mi salva). Totalmente errore mio, perché il connubio con l’avocado ha creato un curioso amalgama. Potessi tornare indietro, sceglierei la salsa ponzu. La prossima volta lo farò.

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Riso bianco, salmone, polpo, avocado, edamame, alga nori, maionese al wasabi

In conclusione, locale carino e pieno di potenziale, ideale per una pausa pranzo veloce. Si riempie davvero in fretta di studenti e impiegati, ma la velocità che prevede la preparazione del piatto sopperisce a una possibile attesa da folla. Il che è comunque indice di gradimento.

Unica pecca: enormi quantità di riso, per forza di cose, sono cotte in tempi diversi. Qualche chicco sarà più cotto, qualche altro un po’ meno.

Bowl! Il pokè a modo tuo

Ultimo in ordine di apertura – ma di certo non per questo meno importante – è Bowl!

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Ampia scelta di ingredienti per comporre la vostra bowl personalizzata

Situato nella centralissima via Cesarea, Bowl! segue la stessa filosofia di Poke and Bowl Broadside: offre la possibilità di creare ciotole con ingredienti a piacere, ma i più pigri possono usufruire di quelle già pensate per loro, che anche voi potete trovare qui sotto.

  • Mr. Salmon
  • Atuna Matata
  • Special Dry
  • Polpokè
  • Quasi alici
  • Rampollo
  • Gamber One
  • Ha fatto la battuta!

Per quanto fossi attirata da Mr. Salmon, per una volta ho deciso di rinunciare al salmone e ho optato per Atuna Matata: fra le otto mi sembrava la bowl più leggera ed era proprio ciò di cui avevo bisogno quel giorno.

Anche qui si può scegliere tra la ciotola normale (€ 9,90 o € 10,90) e quella grande (€ 12,90 o € 13,90).

Il locale è decisamente smart, l’ambiente ispira a rimanere per chiacchierare in compagnia, grazie alla scelta musicale accurata, agli interni anche qui dall’aspetto un po’ industriale ma dai colori rilassanti, alla cucina praticamente a vista. La voglia di scoprire tutto quello che ha da offrire di certo non manca. Come ad esempio i bao – panini al vapore cinesi – che voglio assolutamente provare. Oppure i dolci, tra cui spiccano i tartufini al cioccolato e menta.

Per ora questo viaggio nella cucina hawaiana termina qui. Non vi resta che decidere quale poke fa al caso vostro. Buon appetito!

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